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LAIKA: IL MARTIRIO DELLO SPAZIO E LE VERITA’ NASCOSTE

Storia

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La Cagnolina che Non Doveva Tornare


Il 3 novembre 1957, una piccola cagnolina randagia di Mosca entrò nella storia.


Il suo nome era Laika.


Per decenni il mondo l’ha conosciuta come la prima creatura vivente a orbitare attorno alla Terra.


Un’eroina della scienza.
Una pioniera dello spazio.
Un simbolo del progresso umano.


Ma dietro questa storia celebrata nei libri, nei documentari e nelle commemorazioni ufficiali, esiste una verità molto più dura.


Laika non era un’astronauta.
Non era una volontaria.
Non era un’eroina.


Era semplicemente una cagnolina randagia scelta per morire.


La sua missione non prevedeva alcuna possibilità di ritorno poichè nessuno aveva progettato un sistema per riportarla a casa.

Mentre il mondo applaudiva il trionfo tecnologico dell’Unione Sovietica, una piccola cagna affrontava da sola le ultime ore della propria vita all’interno di una capsula surriscaldata, lontana da tutto ciò che aveva mai conosciuto.


Questa è la sua storia…


E forse, come raccontiamo spesso, è una storia che parla molto più di noi che dei cani.

La Corsa allo Spazio nella Guerra Fredda


Per comprendere la vicenda di Laika bisogna tornare agli anni Cinquanta, dove il mondo era diviso in due blocchi contrapposti: da una parte gli Stati Uniti, dall’altra l’Unione Sovietica.


La cosiddetta “Guerra Fredda” non si combatteva soltanto con armi, eserciti e spionaggio.


Si combatteva soprattutto sul piano simbolico e propagandistico, poiché ogni conquista scientifica rappresentava una dimostrazione di superiorità politica.


Il 4 ottobre 1957 l’URSS aveva già scioccato il pianeta lanciando lo Sputnik 1, il primo satellite artificiale della storia.


Tuttavia, per il Cremlino era necessario mantenere il vantaggio.


Il leader sovietico Nikita Khrushchev voleva un nuovo successo da mostrare al mondo in occasione del quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, e i tempi erano strettissimi.


Gli ingegneri ricevettero poche settimane per progettare una nuova missione.


Così nacque Sputnik 2.

E insieme ad esso nacque il destino di Laika.

Perché Fu Scelto un Cane?


Oggi può sembrare assurdo, ma negli anni Cinquanta l’utilizzo di animali nella ricerca aerospaziale era una pratica comune.


Prima di rischiare la vita di un essere umano, gli scienziati volevano comprendere come il corpo avrebbe reagito al lancio, all’assenza di peso e alle condizioni estreme dello spazio.


I sovietici preferivano utilizzare cani, mentre gli americani sceglievano principalmente scimmie.

Secondo gli scienziati dell’epoca, i cani si adattavano meglio a lunghi periodi di immobilità e risultavano più facilmente addestrabili alle condizioni previste nelle capsule.


Ma esiste un dettaglio spesso ignorato: quando Laika venne selezionata, gli scienziati sapevano già che un organismo vivente poteva sopravvivere a un lancio spaziale.


Numerosi test precedenti avevano dimostrato che i mammiferi (pertanto l’essere umano) erano in grado di tollerare le accelerazioni e le sollecitazioni del decollo.


Il vero problema non era più capire se fosse possibile sopravvivere al lancio, piuttosto come conquistare un nuovo primato.


Sputnik 2 fu un lancio progettato per vincere l’ennesima “gara” geopolitica.

Chi Era Davvero Laika?


Prima di diventare famosa, Laika era una semplice randagia che viveva per le strade di Mosca.


Pesava circa sei chilogrammi.
Era piccola.
Resistente.
Abituata al freddo.
Abituata alla fame e alle difficoltà della vita.


Gli scienziati ritenevano che i cani randagi fossero più adatti alle condizioni estreme rispetto agli animali cresciuti in ambienti protetti.


Vennero selezionate dunque diverse candidate e, alla fine, la scelta ricadde su di lei.

Il suo vero nome era Kudryavka, che significa più o meno “ricciolina”.


Successivamente venne ribattezzata Laika: in russo, il termine “laika” deriva dal verbo “abbaiare”.


Il nome risultava semplice da pronunciare e facilmente riconoscibile a livello internazionale.


Un dettaglio curioso riguarda il sesso dell’animale: Laika fu scelta anche perché femmina.


Le tute e i sistemi di raccolta delle deiezioni progettati dai sovietici risultavano infatti più semplici da utilizzare con una cagnolina, piuttosto che con un maschio.

L’Addestramento di una Condannata


Laika non fu lanciata nello spazio da un giorno all’altro.


Per settimane venne sottoposta a un addestramento estremamente stressante:


fu rinchiusa in spazi sempre più piccoli per simulare le dimensioni della capsula;

venne esposta a rumori assordanti;

subì test con centrifughe (simili a quelli utilizzati tutt’oggi dagli astronauti) che riproducevano le accelerazioni del lancio.


Gli scienziati ne monitoravano continuamente frequenza cardiaca, respirazione e livelli di stress.


E i risultati erano chiari: l’animale soffriva fino a raggiungere i limiti.


Eppure il programma continuò.


Perché il lancio doveva avvenire.


A qualunque costo.

L’Ultimo Giorno di Laika


Uno degli episodi più commoventi dell’intera vicenda riguarda la biologa sovietica che lavorò direttamente con lei.


La dottoressa Adilya Kotovskaya raccontò molti anni dopo ciò che accadde poco prima del lancio.


Sapeva che Laika sarebbe morta.


Tutti coloro che partecipavano al progetto lo sapevano.
Non esisteva alcun piano di recupero.
Non esisteva alcuna possibilità di salvezza.


La scienziata decise dunque di portarla fuori dalla struttura per qualche ora.
Voleva regalarle un ultimo momento di normalità.


Un’ultima passeggiata.
Un ultimo contatto umano.
Un ultimo frammento di vita.


Anni dopo confessò di essersi pentita profondamente.


Più il tempo passava, più sentiva di non aver imparato abbastanza da giustificare ciò che le era stato fatto.


Mentre la donna piangeva e si interrogava sul proprio operato, Laika faceva ciò che fanno i cani.


Scodinzolava.
Cercava contatto.

Leccava il viso e le mani delle persone che le si avvicinavano.


Ignara di ciò che sarebbe accaduto poche ore dopo.

La Menzogna che Durò Decenni


Dopo il lancio, il mondo intero seguì con attenzione gli aggiornamenti provenienti dall’Unione Sovietica.


Le autorità diffusero comunicati rassicuranti: Laika era viva, stava bene e continuava a trasmettere dati.


Poi arrivò la versione ufficiale: la cagnolina sarebbe sopravvissuta per diversi giorni!


Successivamente sarebbe morta in modo indolore grazie a una dose programmata di cibo avvelenato.

Per decenni questa fu la storia raccontata al mondo.


Ma era falsa.

La Vera Sorte di Laika


La verità emerse soltanto molti anni dopo il crollo dell’Unione Sovietica.


Nel 2002 alcuni responsabili del programma spaziale rivelarono quanto avvenne: “poche ore dopo il lancio si verificò un guasto al sistema di controllo termico”.


Una parte dell’isolamento della capsula non funzionò come previsto.


La temperatura interna iniziò a salire rapidamente ed il calore diventò insopportabile.


Lo stress fisiologico aumentò oltre ogni limite immaginabile.


Laika morì dopo poche ore.


Da sola.
Intrappolata.
In condizioni estreme.


Non visse per giorni.
Non morì serenamente.
Non esistette alcuna eutanasia programmata.


Morì molto prima di quanto il mondo fosse stato portato a credere.


Sputnik 2 continuò a orbitare attorno alla Terra per mesi.


Con il corpo senza vita di Laika ancora al suo interno.

Un Sacrificio Necessario?


Questa è probabilmente la domanda più difficile.


I difensori della missione sostengono che ogni grande progresso scientifico abbia richiesto sacrifici.


Che senza quei test forse l’uomo non sarebbe arrivato nello spazio.
Ma questa argomentazione presenta un problema.


Molti storici della scienza concordano sul fatto che la missione di Laika fornì un contributo limitato rispetto al costo biologico ed etico sostenuto.


Le conoscenze fondamentali sulla sopravvivenza al lancio erano già disponibili.


Infatti, nel 1961 (pochi anni dopo), il cosmonauta Yuri Gagarin sarebbe diventato il primo essere umano a orbitare attorno alla Terra.


La missione di Laika appare oggi soprattutto come un enorme gesto dimostrativo.


Un simbolo.


Un trofeo propagandistico.


Un messaggio politico lanciato al mondo.


E il prezzo di quel messaggio fu la vita, la tortura ed il martirio di una cagnolina di Mosca.

Quando Chiamiamo “Eroe” Chi Non Ha Potuto Scegliere


Esiste un aspetto della storia di Laika che raramente viene discusso.


La parola “eroe”.


Per definizione, un eroe sceglie, accetta un rischio, comprende una missione e decide di affrontarla.

Laika non fece nulla di tutto questo.


Non conosceva la politica.
Non conosceva la Guerra Fredda.
Non conosceva lo spazio.


Conosceva soltanto gli esseri umani che l’avevano presa dalla strada.
Gli stessi esseri umani che le avevano insegnato a fidarsi.
Gli stessi esseri umani che la stavano conducendo verso una fine impietosa.


Definirla eroina può sembrare un omaggio, ma rischia anche di diventare un modo per rendere accettabile ciò che accettabile non doveva essere.


Perché dietro ogni “eroe animale” celebrato dalla propaganda, esiste quasi sempre un animale che non ha avuto alcuna possibilità di scelta.

La Lezione di Laika


L’essere umano sa trasformare con straordinaria facilità una vittima in un simbolo.

Ha la capacità di perseguire obiettivi grandiosi, giustificandone i mezzi.


E la propaganda riscrive la realtà fino a renderla irriconoscibile.


Laika non possedeva alcuna ambizione, alcun ideale politico, alcun desiderio di gloria.


Voleva soltanto vivere.


E mentre l’umanità guardava verso le stelle, celebrando il proprio genio e il proprio progresso, Laika cercava probabilmente l’unica cosa che aveva sempre avuto importanza fin dal primo giorno della sua vita.


Un volto amico.


Una carezza.


Qualcuno di cui fidarsi.


Ma la sua fiducia, quel maledetto giorno, verrà tradita per sempre.

– The Underdogs

Bibliografia


Siddiqi, A. A. (2000). Challenge to Apollo: The Soviet Union and the Space Race, 1945–1974.NASA History Division
È probabilmente l’opera più completa mai realizzata sulla corsa allo spazio sovietica. Ricostruisce il contesto politico della Guerra Fredda, le pressioni esercitate dal Cremlino sul programma spaziale e le motivazioni propagandistiche che portarono alla progettazione dello Sputnik 2 e alla missione di Laika.


Harford, J. (1997). Korolev: How One Man Masterminded the Soviet Drive to Beat America to the Moon
Biografia dettagliata di Sergej Korolëv, il principale progettista del programma spaziale sovietico. Il volume permette di comprendere le enormi pressioni politiche che costrinsero gli ingegneri a preparare Sputnik 2 in appena quattro settimane, senza alcuna possibilità tecnica di sviluppare un sistema di rientro.


DeGroot, G. J. (2006). Dark Side of the Moon: The Magnificent Madness of the American Lunar Quest
Pur concentrandosi soprattutto sul programma statunitense, dedica numerosi passaggi alla competizione con l’URSS e alle implicazioni etiche della corsa allo spazio, offrendo un’interessante prospettiva sul valore della propaganda scientifica durante la Guerra Fredda.


NASA History Office – Animals in Space
Una raccolta storica che documenta l’utilizzo di animali nei programmi spaziali sovietici e statunitensi. Descrive le diverse specie impiegate, gli obiettivi scientifici delle missioni e i risultati ottenuti prima del volo di Yuri Gagarin.


Oberg, J. E. (1981). Red Star in Orbit
Uno dei testi occidentali più autorevoli dedicati ai primi programmi spaziali sovietici. Analizza i documenti disponibili dopo la Guerra Fredda e ricostruisce la cronologia delle missioni, comprese quelle con animali.


Clark, P. (1988). The Soviet Manned Space Program
Volume tecnico che approfondisce l’evoluzione del programma spaziale sovietico, illustrando anche le sperimentazioni biologiche effettuate con i cani prima delle missioni umane.


Gazenko, O. G. – Interviste e testimonianze (1998–2002)
Oleg Gazenko fu uno dei principali medici del programma spaziale sovietico.

Nelle interviste rilasciate molti anni dopo confessò pubblicamente il proprio rimorso:

“Più passa il tempo e più mi dispiace. Non avremmo dovuto farlo. Non abbiamo imparato abbastanza da quella missione per giustificare la morte del cane.”


Queste dichiarazioni rappresentano una delle testimonianze più importanti per comprendere come lo stesso personale scientifico rivalutò criticamente la missione di Laika.


Kotovskaya, A. D. – Testimonianze autobiografiche
Adilya Kotovskaya fu una delle biologhe incaricate dell’addestramento dei cani destinati ai voli spaziali. È grazie alle sue testimonianze che conosciamo gli ultimi momenti trascorsi con Laika, la passeggiata concessale prima del lancio e il profondo senso di colpa provato negli anni successivi.


Space Medicine and Biology – Early Soviet Biomedical Experiments
Diversi lavori di medicina aerospaziale descrivono i protocolli sperimentali adottati negli anni Cinquanta, compresi gli studi sugli effetti dell’accelerazione, della microgravità, dello stress e del confinamento nei cani utilizzati per le missioni spaziali.


Burgess, C. & Dubbs, C. (2007). Animals in Space: From Research Rockets to the Space Shuttle
Una delle opere più complete dedicate esclusivamente agli animali inviati nello spazio. Ricostruisce cronologicamente le missioni sovietiche e americane, descrive l’addestramento degli animali e affronta anche le questioni etiche che ancora oggi accompagnano questi esperimenti.

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