Mandibola Cane BonnOberkassel

la storia del Cucciolo di Bonn-Oberkassel

Storia

INDICE

L’Archeologia che Racconta l’Uomo


Ci sono scoperte archeologiche che cambiano il modo in cui osserviamo il passato.


E poi ce ne sono alcune che cambiano il modo in cui osserviamo noi stessi.


La sepoltura di Bonn-Oberkassel, in Germania, appartiene decisamente a questa seconda categoria.

Non rappresenta soltanto una delle più antiche prove della totale domesticazione del cane, ma conserva la testimonianza che, già 14.200 anni fa, uomo e cane condividevano un legame capace di andare oltre la semplice sopravvivenza.

Una Scoperta Dimenticata


Nel 1914, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, durante l’estrazione di basalto nei pressi di Bonn, gli operai riportarono alla luce una sepoltura paleolitica.


Al suo interno si trovavano i resti di un uomo, una donna e un giovane cane, deposti insieme.

All’epoca il ritrovamento suscitò interesse, ma gli strumenti scientifici non erano ancora sufficienti per comprenderne tutta l’importanza.


Per decenni quei reperti rimasero conservati nei musei, finché nuove tecniche di analisi permisero agli archeologi di ricostruire una storia rimasta silenziosa per millenni.

Cosa possono Raccontarci le Ossa


Come dicevamo, la datazione al Carbonio-14 ha stabilito che la sepoltura risale a circa 14.200 anni fa.


Successivamente, le analisi isotopiche del carbonio e dell’azoto hanno rivelato un altro dettaglio sorprendente: il cane seguiva una dieta praticamente identica a quella dei due esseri umani.


Un’indicazione che suggerisce una convivenza stabile e un’alimentazione condivisa.


Ma la scoperta più straordinaria arrivò dallo studio dei denti del cucciolo.

Le alterazioni presenti nello smalto, confrontate con quelle osservate nei cani moderni, indicano con estrema probabilità che l’animale contrasse il cimurro, una grave malattia virale che ancora oggi, senza vaccinazione, può essere altamente letale nei cuccioli.


Gli studiosi hanno inoltre osservato che queste lesioni si formarono in momenti diversi della crescita.


Ciò significa che il cane non morì subito dopo aver contratto la malattia, ma sopravvisse per diverse settimane (probabilmente mesi), affrontando più fasi dell’infezione.

La Prova di un Gesto Straordinario


Un cucciolo affetto da cimurro sviluppa febbre, debolezza, disidratazione e una forte difficoltà ad alimentarsi.


In quelle condizioni sarebbe stato praticamente impossibile procurarsi il cibo autonomamente.


Eppure il cane di Bonn-Oberkassel continuò a vivere.


Per questo gli archeologi sono giunti ad una conclusione oggi ampiamente condivisa: qualcuno si prese cura di lui.

Non si tratta di un’interpretazione romantica, ma della spiegazione più coerente con le evidenze biologiche: quel cucciolo dovette essere alimentato, protetto ed assistito.


In un’epoca in cui ogni risorsa era preziosa e la sopravvivenza dipendeva dalla caccia quotidiana, dedicare tempo e cibo ad un animale incapace di contribuire alla vita del gruppo rappresentava una scelta di enorme valore.

Quando il Cane smise di essere Strumento


Per lungo tempo si è pensato che il cane fosse stato addomesticato esclusivamente per la sua utilità: aiutare nella caccia, avvisare del pericolo o dare supporto negli spostamenti.


Ma quel giovane cane non venne semplicemente tollerato in una comunità, poiché alla sua morte fu deposto nella stessa tomba dei due esseri umani.

Naturalmente non possiamo sapere cosa provassero quelle persone, l’archeologia non legge le emozioni.


Può però leggere le ossa, i denti, le malattie e le tracce lasciate dal tempo.


E tutte queste prove raccontano la stessa storia: quel cucciolo ricevette cure che difficilmente avrebbe potuto ottenere senza un’assistenza umana continua.

L’Eco degli Antichi


Non conosceremo mai il nome di quelle due persone e non sapremo mai come quel cucciolo abbia combattuto per la vita lungo le rive del Reno.


Ma sappiamo che, seppur nella preistoria, qualcuno scelse di non abbandonare un animale malato, continuando a nutrirlo e ad assisterlo quando non poteva offrire nulla in cambio.

Alla fine dell’ultima Era Glaciale, il rapporto di quel “branco” iniziava a trasformarsi in qualcosa che riconosciamo ancora oggi nelle nostre vite.


La storia conserva le guerre, gli imperi e i re.


Ma, a volte, sopravvive anche un gesto infinitamente più piccolo.


Un cucciolo malato, due esseri umani e la voglia di resistere insieme.


E per Noi la civiltà non si misura soltanto da ciò che siamo riusciti a costruire, piuttosto si misura da ciò che abbiamo deciso di proteggere.

– The Underdogs

Bibliografia


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An Early Dog from Bonn-Oberkassel Diagnosed with Canine Distemper Virus and the Implications for Human–Dog Relationships in the Late Pleistocene
Journal of Archaeological Science

Studio chiave che rianalizza il reperto, propone la diagnosi di cimurro e discute l’assistenza umana.


Street, M., Napierala, H., & Janssens, L. (2015–2018)
Lavori sulla zooarcheologia dei cani del Paleolitico europeo.
Analisi comparative dei primi cani domestici e delle loro differenze morfologiche rispetto ai lupi.


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Testo fondamentale sul processo di domesticazione e sulla nascita del legame sociale uomo-cane.


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Studi sulla co-evoluzione uomo-cane nel Paleolitico.
Evidenze comportamentali e archeologiche della domesticazione precoce.


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Ricerche sui “Paleolithic dogs” europei.
Analisi morfologiche di cani preistorici e discussione sulla transizione lupo–cane.


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Studio genetico chiave sulla domesticazione del cane.


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Revisione fondamentale delle teorie sulla domesticazione canina.


Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Leipzig)
Ricerche continue su genetica, archeologia e origine del cane domestico.


Smithsonian Institution – National Museum of Natural History
Risorse divulgative e scientificamente verificate sulla domesticazione del cane e sui primi reperti europei.

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